DA PARIGI A MONTALTO Capolavori dai Musei del Louvre e di Cluny - 27 marzo - 18 luglio 2004 - Museo Sistino Vescovile di Montalto Marche

È con una certa fierezza che apriamo uno dei nostri Musei Sistini ad un evento che ha dello straordinario. E ne siamo fieri non tanto per una spocchiosa quanto inutile vanagloria, ma per la gioia di una fruizione, seppur momentanea, di capolavori che hanno il sapore di casa nostra e che la fortuita trama della storia ha fatto emigrare lontano. Li osserviamo con l'occhio avvezzo, ma mai sazio, a forme e colori che ci appartengono, che ci sono familiari, che ci intrigano dentro perché fanno da sempre parte di noi. E i soggetti ci affascinano ancor più: ci rimandano ad una “pietas” del dolore di Cristo e ad una attenzione protettiva della Vergine, tutti elementi che sentiamo incarnati dentro di noi.
La visione di questi tre manufatti artistici ci aiuterà a rendere visibile il mistero dell'invisibile, a evidenziarlo ancor meglio dentro di noi, quasi a toccarlo. D’altra parte la funzione dell’arte sacra è proprio quella di mettere in stretto rapporto il segno visivo e l'essenza della fede, in una specie di visione che rende materialmente concreto ciò che già è scolpito misteriosamente dentro di noi.
Questa nostra piccola ma significativa mostra vuole contribuire a dire l’infinito con strumenti finiti. E sapere che per quanto potrà dire, non dirà che una briciola di questo mondo.

Don VINCENZO CATANI
Presidente dei Musei Sistini del Piceno


Andare alla ricerca di un tempo disperso per le vicissitudini della storia e ricomporne alcuni frammenti in tre espressioni straordinarie della cultura picena, di cui da sempre siamo stati privati; riscoprire in un angolo del Louvre il “Cristo sorretto dagli Angeli”, riportare alla luce dai depositi del Museo parigino la “Madonna del Soccorso”, ritrovare lo splendore della “Croce astile” nel cuore del Quartiere Latino in una teca del Museo di Cluny, sono proustiane intermittenze del percorso verso una profonda ed intensa emozione che ora condividiamo con gli appassionati dell’arte, con i cultori della storia, con tutta la gente montaltese e picena.
“Da Parigi a Montalto” non è il titolo di una presunzione, ma di un incontro in cui la dimensione di grandezza viene ampiamente superata da quella di uno spirito che unisce e arricchisce; sono le “retrouvailles” inaspettate in cui indugiamo a cogliere il senso di un tempo che non svanisce ma che, opportunamente riscoperto, conforta, esalta e dà rinnovata speranza.
Ancora una volta dobbiamo essere grati a Sisto V da Montalto! Con lui, nell'ormai lontano 1985 (IV Centenario di elevazione al papato) abbiamo iniziato un cammino di conoscenza del nostro passato ed oggi, grazie al suo Reliquiario che alla grande esposizione del Louvre “Parigi 1400: le arti al tempo di Carlo VI” è certamente il soggetto di maggiore prestigio, ci consente di dialogare oltre lo spazio con i nostri amici francesi o, meglio, i nostri amici europei di Francia.

RAFFAELE TASSOTTI
Sindaco di Montalto Marche

Il piccolo ma curatissimo museo di Montalto ospita una raffinata esposizione. Tre capolavori di orìine marchigiana, conservati in Francia, tornano nella terra dalla quale emigrarono a seguito di quella capillare asportazione di opere dal territorio marchigiano verificatasi soprattutto nei secoli XVIII e XIX
Due di queste opere appartenevano alla collezione di Giampietro Campana (1808-1880), grande collezionista di quadri e di reperti archeologici. Nelle sue mani era finita nel 1845 gran parte della ricchissima raccolta del cardinale Joseph Fesch, zio di Napoleone che, ritiratosi a Roma come la sorella Letizia, aveva raccolto una sterminata collezione comprendente circa 16.000 dipinti, oltre a numerosi reperti archeologici, con l’intento di documentare il panorama della storia artistica italiana.
Il cardinale Fesch, peraltro, aveva attinto a piene mani dal patrimonio artistico marchigiano, comperando opere da privati e da conventi.
Successivamente Giampietro Campana per il suo lusso esagerato e per la stessa passione smodata di collezionare, subì forti dissesti finanziari e nel 1857 venne arrestato e poi condannato per bancarotta fraudolenta.
Le collezioni d’arte furono confiscate e versate al Monte di Pietà di Roma per coprire i suoi debiti, poi ne fu autorizzata la vendita e Napoleone III si assicurò la maggior parte dei quadri, che fece trasportare in Francia, come certo accadde alla piccola tempera di Carlo Crivelli in mostra. Alcuni dipinti rimasero però presso il Monte di Pietà e furono venduti all’asta nel 1875, nel 1884 e nel 1887. Una parte notevole della collezione Campana è conservata presso il museo di Avignone. Successivamente, tra quanto ancora restava, furono scelti circa 180 dipinti di maggior pregio e ceduti alla costituenda Galleria Nazionale d'Arte Antica, istituita nel 1895 nella prima sede di Palazzo Corsini, ora conservati presso la definitiva sede di Palazzo Barberini.
Altrettanto intrigante è considerare le vicende della piccola e preziosissima croce astile di Pietro Vannini, la cui provenienza da un “convento dell Appennino” è indicata nella vendita all’asta delle opere di una parte della collezione Demidoff.
Ricchissimi stranieri, eccentrici collezionisti potevano permettersi di acquistare nella provincia marchigiana, povera di denari ma ricca di capolavori, quanto a loro piacesse. Come il russo Anatole, sposo di Matilde Bonaparte, e Paul Demidoff il cui padre si era italianizzato ed era stato creato principe di San Donato dai duchi di Toscana. I principi Demidoff la cui ricchezza era incalcolabile, nelle ville fiorentine di San Donato e di Pratolino, dalle sale lastricate di lapislazzuli, raccoglievano opere d’arte all’insegna del raro e del prezioso. Altrettanto facilmente di come le acquistavano, per capriccio potevano disfarsene; il museo di Cluny acquistò la piccola e preziosa croce quando il principe Paul e la seconda moglie Helene Troubetzkoii, non certo per necessità di denaro, decisero di vendere parte delle collezioni e la villa di San Donato nel 1881.
La passione di questi collezionisti ha anche avuto il merito di valorizzare opere altrimenti sconosciute, ma le ha sottratte al legittimo godimento della gente che le ha commissionate o prodotte. La Storia non può certo camminare a ritroso e queste opere sono ormai patrimonio di grandi musei. Tuttavia le vicende della dispersione, che pure hanno fatto conoscere la nostra arte nel mondo, ci hanno insegnato l’amore per gli straordinari capolavori che ancora conserva la nostra terra. Ormai ciascun paese, per quanto piccolo, è conscio dei tesori che possiede e li custodisce gelosamente, valorizzandoli.
Compito specifico della nostra Soprintendenza è la tutela di questo patrimonio dffuso; far crescere questa consapevolezza di appartenenza e l’orgoglio per il proprio patrimonio artistico è la migliore garanzia di tutela e di conservazione.

LORENZA MOCHI ONORI
Soprintendente per il Patrimonio Storico Artistico
e Demoetnoantropologico delle Marche - Urbino

 
DA PARIGI A MONTALTO
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Capolavori dai Musei del Louvre e di Cluny



RASSEGNA STAMPA
Montalto a Parigi - il Louvre a Montalto
di Franco Emidi



Presentazione

di Paola di Girolami e Massimo Papetti




Carlo Crivelli - Cristo nel sepolcro sorretto da due angeli

ALESSANDRO MARCHI
CARLO CRIVELLI
Cristo nel sepolcro sorretto da due angeli
(imago Pietatis)


Pietro Vannini, Croce astile

BENEDETTA NONTEVECCHI
PIETRO VANNINI
Croce astile

Giovanni Pagani, Madonna del Soccorso
WALTER SCOTUCCI
PAOLA PIERANGELINI
GIOVANNI PAGANI
Madonna del Soccorso





Reliquiario di Sisto V
ZOOM PARTE ANTERIORE
ZOOM PARTE POSTERIORE