GLI INVENTARI DELLA CHIESA DI S. AGOSTINO DAL SEC. XVI E LA MADONNA DELLE SETTE SPADE, 1652 di Franco Emidi
 

Introduzione

«II tempo che trascorre incessante e colpisce ogni cosa con i segni inesorabili della erosione, ha reso quasi rudere la bellissima chiesa romanica di S. Agostino».1

Lo stato di gravissimo degrado in cui versava quanto rimaneva del complesso monastico, è ben visibile in una fotografia in bianco e nero,2 che avevo scattato nel 1965 all'interno della "chiesa": emergenti da una massa informe di rovi coperti qua e là dalla neve,vi si scorgono i resti dell'altare principale, con le decorazioni in stucco di età chiaramente barocca sulle due colonne laterali, i capitelli, i gruppi simbolici "a tutto tondo" soprastanti il cornicione, le due porte di accesso all'abside sormontate da due eleganti finestre e il vuoto sconcertante del posto in cui doveva essere collocata una grande pala d'altare. Per scattare la foto avevo dovuto farmi largo, oltre che tra i rovi, anche tra una vera e propria invasione di ossute piante, grandi e piccole, di acacia; il tetto era letteralmente crollato sull'intera superficie del vano chiesa, ove ora si stendeva l'ombra scheletrica del campanile superstite.
Anche il compianto Agostino DeAngelis, sensibilissimo ai beni culturali, aveva molto a cuore le sorti del Monumento, tanto da comporre una poesia in dialetto montaltese, vero e accorato appello perché qualcuno intervenisse, e al più presto:3

Sant'Agustì: na chjisa cuscì antica,
ricca de storia patria e religiosa,
falla lamà... che Dio li benedica!
Perché 'n se prove a fajie quacche cosa?

Dice che è bella e artistica; ma allora
perché pe cunservalla 'n se fa gnente?
perché mannalla proprie a la malora?
Nen putrì lavurà 'sta pora gente?

Fuori del Luogo (Montalto) in poca distanza sopra un picciolo Colle si vede alzato un Convento...
Così il montaltese Pier Simone Galli (1626-1712) iniziava la descrizione del complesso ecclesiastico di S. Agostino, la cui fondazione risale al 1251; vi saranno ospitati, in momenti diversi, Benedettini e Agostiniani.
Presso l'austero nucleo ecclesiastico veniva convocato il "Parlamento" delle Terre del Presidato Farfense con sede a Santa Vittoria in Matenano.4
Soppresso nel 1652 da Innocenze X per mancanza di rendite, il complesso di S. Agostino fu richiesto al Papa, nell'anno successivo,
dal Vescovo di Montalto Mons. Codebò per erigervi il Seminario Diocesano; questo vi resterà sino al 1825.

L'inventario dei beni di S.Agostino nel Prot. 1507-1522 di Tiberio Laurenzi5

La prima parte dell'Inventario del 1510 fornisce indicazioni molto precise sulle caratteristiche degli arredi sacri presenti nel complesso ecclesiastico di S. Agostino. Sono elencati una croce grande ed una piccola, calici, coppe e patène d'argento, una ventina di pianete di pregio e per uso corrente, tovaglie, ammitti, stole e quant'altro necessario alle funzioni religiose che dovevano essere ben frequentate, data la qualità e il numero cospicuo di materiali presenti. Non mancavano ricami in oro, bottoni in argento, raffigurazioni dei SS. Apostoli ed altri soggetti decorativi sui vari paramenti realizzati anche in seta, broccato, damasco, oltre che in semplice tela.
Altrettanto importante e, forse, ancor più significativa, la parte centrale dell'Inventario che consente di farsi un'idea su quella che doveva essere la vita e l'organizzazione sociale intema del Convento. Dai pochi attrezzi elencati (un 'accetta, una vanga, una pala, una
zappetta, ...) il Convento sembra non dovesse ospitare molti frati. Probabilmente gli impegni maggiori riguardavano gli adempimenti relativi alle funzioni religiose nella omonima Chiesa, perché c'è un evidente squilibrio tra la lunga lista dei materiali ad essa pertinenti e lo scarno numero di attrezzi da lavoro. Nell'ultima parte dell'Inventario sono elencate le robbe donate e dedicate alla Vergine Maria, quali corone, perle, ghirlande, ecc., per un numero totale di ben 265 pezzi. È Priore, a quella data. Frate Gabriele.

+ 1510 et die XIV octobris

Quisto sonno lu Inventario et le robbe de Sancto/ agustino et Imprima/

La croce de piso de libre dece et once secte a lu piso/ de la statterà6 de Sancto ag.no Item una crocepta con/ duj folgi duj fiorunj et duj campanelle de ar/ giencto. Item calacj cinque uno de argiencto et qua/ ttro le coppe de argiencto. Item Tre patene duj/ de argiencto et una de rame. Item uno bussulo/ de curarne7 con certe cose spectancte ala croce/ lu quale se (manca il verbo; probabilmente va inserito "trova") in uno Scrigitello de cupresso8 Item una/ pianeta de villuto nigro figurata con fiorunj/russi et bianchj Item una pianeta de villuto/ carmosino con uno frisio de broccato Item duj/ frisi de brocchato d'oro con li dudicj apostulj Item/ una pianeta sfoderata de cambia colore de/ brocchato Item uno palio de lu altaro de raso figo/ rato Item duj palii stampatj in tela Item undicj pian/ ete de Tela Tra sane e rocte Item una pianeta/ de zenato pagonazo9 rosicata Item una pianeta/ de damaschino fructa Item una pianeta negra de/ Tela et duj Tonacelle de Tela con liste fambriate/ de bianche Item cinque guanciali duj de seta et/ Trede lino Item una copta10» con duj boctunj de/ cristallino Item una pianeta de Tela biancha con/ li frisi de brocchato fructa Item duj camisi/ Tra fambriatj et non fambriatj Item sei camisj/ festivj fambriatj de diversi colurj con vinctj/ duj boctunj de argiencto Item uno camusio11 de/ zenato ructo de raso fambriato Item deceocto ad/ mictj12 de Tela et bamace13 Item uno admicto/ de bamace con secte apostolj de brocchato Item/ uno palio de tela con liste rossie Item quara/ ncta cinque Tovalgie celiate14 fra grande et/ piccole Item uno palio de Tela Item una/ Tovalgia grande cellata Item secte Tovalgiolj/ con liste de Tovalgiolj Item sej accerrate Item/ una Tovalgia arete15 Item una Tovalgia de/ seta gialla listata Item una Tovalgia de/ seta con lista de brocchato Item quattro borsie con/ li corporalj Item una stola et uno manipulo figu/ rato de brocchato d'oro con uno boctone de argiencto/ Item uno cordone de cappello de vescove de seta ver/ de Item uno manipulo figurato de broccato Item undicj stole duzinale con cinque manipulj Item uno/ vilicto con cinque liste de broccato d'oro de uno pal/ mo lunga luna (sta per "l'una") item duj benne16 de seta con liste/ Item una Tovalgia de rocchio con liste de/ bamace Item lenzola octo duj Tovalgie da tavola/ Tre coperte quatordeci Tovalgiole piccole una/ accepta una vanga una pala una sappecta/ una acceptarella una ronga uno falcione uno paro de Tenalgie una statera fra Tovalgie/ camisiole et duj peczi de rete et uno manctile/ penencte ala nuctiata de Sancto agu/ stino sonno de numero de secsancta peczj/ item novj cirij grossi et octo li piccolj Item uno/ paro de ferrj da ostia Item una pianeta da/ morti rocta negra ilem una callara grande/ et una piccola Item duj forsore17 uno barrile/ de rame duj Trusj Item uno pico de ferro Item uno/ lapigio grande de metallo sano et duj lapigj/ ructj Item quattro sere piene dolgio18 Item uno/ spito de ferro Item uno mortale de metallo con/ pistillo de ferro Item cinque piastre et Tre crocchi/ Item una ferrata con ferro dericto et duj Tra/ versi Item una piastra de la cappa de la ca/ mpana Item una catena nova da foco.
Robbe retrovate ala viergiene maria una/ corona grande Indorata con gilgij19 Item tre/ corone piccole Item uno frate d'argiencto20 Item/ duj Infilate de perne21 Item sei gr(i)llancte22 con/ quaranta Trelettere de argiencto et cinque boctu/ nj piccolj Item uno frisio de villuto con una fibbia/ de argiencto Item fra coronecte anellj boctunj/ occhi lettere corj ad Taccatorj Teste et stelle/ sonno de numero de ducencto sectancta cinque/ Item duj Tovalgiolj de seta con liste de bamace/ negra consignati a frate gabriello priore/ presencte ser Jo: philippo Johanni de Jacopo de vagne Tur/ chitto d'ascolj In de la Sacrestia de Sancto agustino.

L'epigrafe della chiesa di S. Agostino

Nei primi anni '70, in occasione di una delle visite che frequentemente mi capitava di fare alla chiesa di S. Agostino immersa nel fitto di una pineta dagli alberi altissimi, dove il vento che fa oscillare le cime accompagna sempre il visitatore con un sommesso mormorio, rinvenni nel vano absidale un'iscrizione del 1650; l'allora sindaco C. Agostini, da me prontamente avvertito, provvide subito a farla trasportare nei locali del Municipio. Oggi è conservata nel Museo Civico.

Il testo è il seguente:
«Li R.R.P.P di S. Agostino sono obligati/ celebrare al Altare maggiore in questa/ chiesa tre messe ogni settimana per L/ Anima del signore Andrea Franceschini/ et anco dire sette Pater nostre sette/ Ave Maria al medesimo Altare in tutte/ le feste della Madonna et in ciascheduno/ Mercordi e Sabbato durante il mondo/ avendo ricevuto l'istessi Padri scudi/ trecento dicensi dalli suoi Heredi con/ le sudette precise obligationi come/ consta per rogito del mag. Polidoro/ Galli sotto li ventinove di ottobre/ mille seicento cinquanta/ in Montalto».

Intorno alla metà degli anni '90, in occasione del riordino del materiale storico - documentario, ho voluto cercare negli scaffali dell'Archivio Notarile di Montalto il Protocollo del Notaio Polidoro Galli per rinvenire l'atto di cui si fa cenno nell'epigrafe; la mia attenzione è stata subito catturata da un pezzetto di vecchia carta piegato a mò di segnalibro, con su scritto:

La Vergine colle sette Spade nella Chiesa di S. Agostino


inserito tra le carte 144v e 145 del Protocollo 1650. Che cosa poteva significare?
Il pensiero è allora subito corso a una grande tela, delle dimensioni di 270 cm. in altezza e 176 cm. di base, in cui sono effettivamente rappresentati i sette dolori della Vergine: l'unico esistente a Montalto e datato 1652, come si legge sul libro tenuto in mano dal Santo in abito scuro monacale, raffigurato sulla sinistra ai piedi della Madonna, con il copricapo da cerimonia riferito alla dignità episcopale sorretto da un putto-angelo; sulla destra è dipinto un altro Santo con aureola, pianeta e stola rossa sul braccio sinistro, e dei gigli in basso.

Sopra i tre angioletti, uno a sinistra e due a destra dell'Addolorata, sono raffigurati in sette piccole scene di forma ovale, i sette dolori della Vergine; da sinistra, rispettivamente: la profezia del santo vecchio Simeone, la fuga in Egitto, lo smarrimento di Gesù al tempo della Pasqua, l'incontro con Gesù condannato, la salita al Calvario con la croce, la morte di Gesù, la deposizione nel S. Sepolcro.23
Il cuore della Vergine è trafitto da sette spade, tre sulla sinistra, guardando il dipinto, e quattro sulla destra. L'opera è molto scolorita e il supporto in tela rovinato in più punti; era conservata nella chiesina del cimitero di Montalto, appesa ad una parete dove batteva il sole, nel pomeriggio, ed esposta alle variazioni di umidità e alle escursioni termiche conseguenti alla mancanza del vetro nella finestra della parete opposta. Vi era stata forse trasferita dalla vicina chiesa di S. Agostino, quando il complesso monastico aveva perduto la propria funzione e vitalità?
In data 5 settembre 1987, previa comunicazione al Sindaco R. Tassotti, trasferimmo il quadro nei locali dell'attuale Museo Civico da dove è stato prelevato per essere sottoposto a restauro (in corso). Il Protocollo 1650 del Notaio Polidoro Galli24 contiene notizie precise in merito alla commissione e alle caratteristiche del dipinto da parte del montaltese Andrea Franceschini,25 e il riferimento all'epigrafe:

«... Io voglio, et ordino, che gl'infrascritti/miei heredi dentro al term.ne d'un anno dal di della mia morte/ debbano haver fatto depegnere un qua dro con la Madonna/ chiamata delle sette spade, o sette dolori con l'immagine/ de San Filippo Neri da una banda, et dall'altra l'immagine/ di quel Santo, o Santa, à cui hoggi si trova dedicato, o per/ devotione frequentato l'Altare, che parerà a Priore de Sant'/ Agostino di questa Città da consegnargli per collocarvelo,/ al quale Altare lascio in titolo di dote scudi trecento subito/ fatto, esposto d.o quadro dalli mede.mi miei heredi de miei .../ hereditarij ad elett.ne d'essi miei heredi, con obligo à/ padri de d.o Convento pro tempore di celebrare trè messe la Setti/ mana in d.o Altare in perpetuo, con prohibit.ne espressa di doman/ darne in qualsivoglia tempo, et per qualsivoglia causa/ la reduttione, con obligo esser a mede.mi Padri de dire avanti/ d.o Altare in tutti li giorni de Dom.ca, cofestivi, come anco in/ tutte le festività della Madonna Santiss.a, Mercordi et/ sabbati in perpetuo per l'anima mia, et di miei, come/ le soprad.te Messe Sette paternostri, et Ave Maria in honore/ de sette dolori patiti dalla Vergine Santis.ma per il suo figlio/ Giesù, quali dolori, et misterij d'essi singolarmente ordino/ siano anco depinti intorno a d.o Altare, in quadretti piccoli/... »

A questo punto è possibile una chiara lettura del quadro.
Filippo Neri nasce a Firenze il 21 luglio 1515 e muore a Roma il 26 maggio 1595, cinque anni dopo la scomparsa del Pontefice Sisto V, presso la Chiesa di S. Maria in Vallicella che, nel 1575, era stata concessa da Papa Gregorio XIII alla Comunità da lui fondata, eretta in Congregazione dell'Oratorio. Nella Roma cinquecentesca s'irradierà la sua spiritualità fatta soprattutto di singolare tenerezza verso il prossimo, di mortificazioni dello spirito, più che corporali, di serena letizia per potenziare le energie positive della psiche. Confessore di principi, cardinali, poveri e ricchi, Filippo rifiuta la berretta cardinalizia perché, fedele all'idea della semplicità evangelica, si sente più a suo agio nei panni di un semplice prete.26 Nel dipinto, San Filippo Neri è dunque raffigurato sul lato destro, in abito sacerdotale, con pianeta e stola rossa.
Il Santo sulla sinistra è rappresentato a sua volta con un attributo episcopale: la mitra sorretta da un angioletto; ed è in saio scuro, vestito da monaco agostiniano; regge con la mano sinistra un libro: non v'è dubbio che si tratti proprio di S. Agostino, Vescovo di Ippona, autore delle Confessioni e della Città di Dio, testimonianze di un così alto pensiero teologico per cui sarà proclamato Dottore della Chiesa. In un affresco della Basilica Lateranense, risalente al VI secolo - la più antica sua immagine conosciuta - S. Agostino è appunto rappresentato seduto ad uno scrittoio dove campeggia un libro aperto.27
Il pittore incaricato dell'esecuzione dell'opera rispettò quindi esattamente la volontà espressa dal Franceschini, raffigurando nel dipinto S. Filippo Neri a destra e, a sinistra, S. Agostino a cui evidentemente era dedicato l'Altare principale della Chiesa. Non è da escludere che tale Altare, con un "vuoto" nella parte alta centrale le cui dimensioni, rilevabili dalla citata fotografia del 1965, sembrano simili a quelle del quadro, sia stato realizzato quasi contestualmente al dipinto, essendo questo datato 1652 e risultando l'Altare di chiara matrice barocca, sovrappostosi al lineare e schematico impianto romanico della Chiesa.
L'impegno di rispettare le volontà testamentarie era stato assunto, per il Convento di S. Agostino, dal Reverendo Padre Priore Sante Ercolani. Il testamento di Andrea Franceschini porta la data del 23 settembre 1649 ed è inserito nel Protocollo del Notaio Polidoro Galli dello stesso anno, tra la carta 162v e la 163.
È un documento ricco di notizie che, nel rendere con viva immediatezza la spiritualità del Franceschini e del suo tempo, apre uno spaccato di vita nella Montalto del XVII secolo. Andrea Franceschini è gravemente ammalato (morirà di lì a poco); esordisce raccomandando la sua anima a Dio, alla Vergine, ai Santi del Paradiso e al suo Angelo Custode e inizia il testamento col lasciare cinquanta baiocchi alla Mensa Vescovile. Per la sua sepoltura ordina cose semplici; si ricorda della suocera e di tale Donna Santa che l'ha servito per tanto tempo; e prescrive che si celebrino Messe per la sua anima e per quelle dei suoi cari. La parte centrale del testamento ci fa conoscere Immagini e Compagnie presenti a Montalto, a ciascuna delle quali il Franceschini lascia, nell'arco dei sei anni successivi alla sua morte, dieci scudi: sono le Compagnie del SS. Sacramento, del SS. Rosario, di Santa Monica presso la chiesa di S. Agostino, del Cordone presso il complesso ecclesiastico di S. Francesco, la Madonna di Reggio dipinta sopra la porta della chiesa di S. Nicolo ed infine la Compagnia o Altare dell'Angelo Custode in Cattedrale. Dopo altre disposizioni, Andrea Franceschini stabilisce che gli eredi facciano dipingere il quadro della Madonna delle sette spade, fissandone le precise modalità di esecuzione ed i contenuti, con termini che il notaio Polidoro Galli riporta fedelmente nel citato Prot. 1650. Pensa poi alle sue due dilettissime figlie Orsola e Imperia Lucia, che nomina eredi universali; e, nel caso che entrambe muoiano senza figli legittimi, ordina che con l'eredità venga istituito un Convento di Cappuccini, dotandolo di quanto necessario, comprese le suppellettili sacre per la chiesa, nonché gli utensili per la casa. Deve essersi trattato di una eredità cospicua, perché il Franceschini aggiunge che, una volta istituito il Convento dei Padri Cappuccini, con i restanti beni si provveda alla nomina di due Cappellani con vari compiti da svolgere nella Cattedrale; e, qualora non fosse possibile insediare i Cappuccini, i Cappellani diventino quattro anziché due. È interessante anche notare come il Franceschini indichi il luogo in cui gradirebbe che sorgesse il Convento: il Monte della Croce. Si possono qui avanzare due ipotesi: potrebbe trattarsi del piccolo colle vicino all'attuale cimitero, sulla cui sommità è presente una croce (ivi posta nel 1933) forse a continuare una precedente tradizione; ma, essendo angusto lo spazio per ospitarvi un convento, chiesa e casa, più verosimilmente potrebbe trattarsi del vecchio colle di Montaltello, dove pure è presente da tempo una croce, probabilmente, anche qui, a seguire una antichissima tradizione.
Il pensiero di Andrea Franceschini, nel concludere il testamento, torna, con pietà paterna, ancora alle due figlie per le quali, per essere di poca e tenera età, nomina Tutori e Curatori. Prega infine il Vescovo Mons. Codebò di voler fungere da suo Esecutore Testamentario. Quest'ultimo aspetto mette bene in rilievo la posizione di spicco della famiglia Franceschini nella comunità montaltese del '600.

Trascrizione del testamento:28

Nel nome di Dio e della Vergine Sacratiss.ma de' SS.ti miei Avocati, e/ dell'Angiolo mio Custode dell'Anima mia. Amen./
Considerando io Andrea Franceschini da Mont'alto la miseria dell'humana/ condizione la quale che ogn huomo nato debba finalmente morire; et essere/ però attione d'huomo prudente disporre de' proprij interessi hanco/ temporali per trovarsi sgravato da simile pensiero in quell'ultimo/ quando a Signore Dio Nostro piacesse mandarmi la morte: Ho pensato/ pero' benché presente ammalato di febre, sano pero de mente/ sensi, et intelletto fare il mio Testamento, che non intendo sia (?)/ ma nuncupativo benché per mano aliena, non potendo io per la mo/ lestia del male, sottoscritto però da me e di mia propria mano; e/ finalmente sigillato e chiuso ad effetto che da veruno non si habbia/ a sapere se non doppo
seguita la morte. Nel qualcaso do' poi piena/ Licenza et Autorità al Notaro al quale sarà consegnato, che l'apri/ con la sola assistenza di due Testimonij, senza alcuna altra/ solennità, o requesito. Voglio poi che questo mio Testamento non/ cupativo, e mia ultima volontà, o dispositione vaglia, et habbia da/ valere come Testam.to nuncupativo, e se non valerà come tale, va/ glia come codicillo, Donatione causa mortis, o in ogn'altro miglior/ modo, che più potrà sussistere, e così mi dichiaro, voglio et intendo/ cessando, et annullando ogn'altro fatto prima da me, scritto o sottoscritto.
Primieram.te raccomando l'Anima mia adesso, e nel punto della mia morte/ all'infinita misericordia del mio Redentore, alla Sacratiss.ma/ V. Maria a' SS.ti miei Avocati, all'Angiolo mio custode; et/ a' tutti i SS.ti e Sante del Paradiso. Con lasciare baiocchi cinquanta/ conform.e al solito alla mensa Episcopale /
Separata poi che sarà l'Anima mia dal corpo, ordino, e dichiaro che il mio/ cadavero sia seppelito nella seppoltura di casa mia, racchiuso/ però dentro una cassa, semplice, e positivam.te con quella spesa,/ che parerà agl'infrascritti miei Heredi, a' quali ricordo, e rac/ commando il mandare
pienam.te in essecut.ne (la) volontà della quondam/ Sig.ra Christina mia Suocera, manifestata al Sig. Arciprete/ di questa Catedrale nell'ultimo di sua vita; et è il far dire/ ad un'Anno dal dì della sua morte tante Messe quante entra/ no in scudi cento ad un carlino29 pero la messa, si come hò già/ cominciato à fare. In oltre dare a' Donna Santa mia Serva/ scudi cinquanta in ricompensa del buon servitio fatto in casa mia/ con l'assicuram.to però di detti scudi cinquanta secondo, che parerà/ meglio agl'Infrascritti miei SSig.ri Tutori, e Curatori; e questo per utile/ di detta Donna Santa, e non per altro./
Item ordino, e commando, che gl'infrascritti miei Heredi, debbano spendere scudi cento in/ Elemosina, col far celebrare per l'anima mia tante/ Messe quante n'entreranno, in detta somma a ragione di un Car/ lino per ciascuna comenciandosi nel dì della mia morte, e così/ seguitando soccessivam.te senza intermiss.ne fin all'intiero/ compim.to Da celebrarsi da chi, e dove parerà a miei Heredi./
Item lascio scudi dieci per ciascuna delle infrascritte Compagnie et Immagini, da pa/ garsi nel modo che qui segue cioè:
Alla Compagnia del Santissimo Sacramento nel primo Anno dal dì della mia morte/
Alla Madonna di Reggio, dipinta sopra la Porta di S. Nicolo30 nel 2.o Anno/ con questo però che gli scudi dieci sudetti si spendono ad arbitrio di Monsig./ Ill.mo Vesc.o di questa Città./
Alla Compagnia del Santiss.mo Rosario nel 3.o anno/
Alla Compagnia di S. Monaca in S. Agostino nel 4.o anno/
Alla Compagnia del Cordone in S. Francesco nel 5.o anno/
Alla Compagnia overo Altare dell'Angiolo Custode31 nella nostra Catedrale/ nel 6.o anno. E questi per una volta sola a tutte come sopra./
Item lascio et ordino, che al Sig. Silvio Ciotti per tutte le Pretentioni che può havere/ in qualsivog.a modo, sopra la casa, che di presente si habita dal Sig.r/ Cavaliere Mignucci32 di questa Città di Mont'alto: gl'infrascritti miei/ Heredi, subito seguita la mia morte, consegnino, e cedino, come/ io in virtù di questo mio presente Testam.to, cedo e concedo/ il censo che ho di scudi cento in sorte contro il Sig.r Domenico Garulli/ con i frutti tanto decorsi quanto da decorrere; dovendo all'/ incontro esso Sig.r Silvio quietar me, e miei Heredi nell'/ atto della sodetta consegna per tutte le Pretentioni sopradette./ (Segue la parte relativa alla commissione del dipinto con la Madonna delle sette spade)
Item voglio, et ordino, che gl'infrascritti miei Heredi, dentro al termine di un'/Anno, dal dì della mia morte, debbano haver fatto dipingere/ un Quadro con la Madonna chiamata delle sette Spade, o sette/ dolori, con l'Immagine di S. filippo Nerij da una banda, e dall'/ altra l'Immagine di
quel S.to o S.ta a cui hoggi si trova dedicato/ o p. devotione frequentato l'Altare, che parerà a Priori di S. Agostino/ di questa Città da consegnargli p. collocarvelo. (Ed ecco il riferimento all'epigrafe) Al q.le Altare, lascio/ in titolo di Dote scudi trecento, da consegnarsi a Priori di d.tto Con/ vento, subito fatto, e posto detto quadro da i medesimi miei Heredi/ de' miei censi herediterij ad elettione, di essi miei Heredi./
Con obligo a Priori di detto Convento prò tempore di celebrare tre Messe/ la Settimana in detto Altare, in perpetuo, con prohibitione espressa di/ domandarne in qualsivog.a tempo e p. qualsivog.a causa la Reduttione./
Con obligo anco a medesimi Priori di dire avanti detto Altare in tutti i/ giorni di Domenica e festivi, come anco in tutte le festività della Madonna/ Santiss.ma Mercordi e Sabbati in perpetuo per l'Anima mia e de'/ miei, come le sopradette Messe, sette Pater noster, et Ave Maria/ in honore de' sette dolori patiti dalla Vergine Sacratiss.ma p. il suo figlio Giesù; quali dolori e misterij d'essi singolarm.te ordino siano/ anco depinti intorno a detto Altare in quadretti piccioli./
(Il pittore, invece, li ha dipinti nel quadro).
In tutti, e singoli altri miei beni, ragioni, et attioni in qualsivoglia modo o per qual/ sivoglia titolo à me spettanti e pertenenti: lascio, istituisco e nomino miei Heredi universali le mie dilettiss.me figle Orsola, et/ Imperia Lucia, oltre a tutto q.llo che a ciascheduna di esse com/ pete, et spetta p. successione dispositione altrui, sia o in beni stabili/ o in censi, o in Adobbi, Cuose, e massaritie di casa; le/ quali, p. essere all'una et all'altra di esse ben note, lascio di/ specificarle distintam.te. Volendo che nella mia Robba, le/ sud.tte mie figle succedano prò equali portione. E morendo/ l'una senza figliuoli legittimi/ e naturali, succeda l'altra sopravivente, e li figli di essa/ morendo poi l'una, e l'altra delle d.tte mie figle senza figli/ legittimi, e naturali: ordino, e commando, che con la mia Robba, se/ ne faccia in questa Città di Mont'alto un Convento deli Padri Capuccini, spendendovisi tanto, quanto sarà necessario per la totale/perfettione di esso Convento, e supplimento di Suppelletili Sacre p. la Chiesa/ et utensilij p. la casa; e col sopravanzo della mia Heredità, oltre/ la spesa necessaria p. il Convento detto: si eleghino due cappellani/ da questa Università33 di Mont'alto, amovibili a nuto34 del Conseglio; et obligo a i medesimi Cappellani di celebrare e di servire al Choro/ nel modo, e forma da prescriversi loro dalla d.tta Comunità con partecipatione però di Monsig.r Ill.mo Vescovo prò tempore. Appli/ candosi pero le Messe p.
suffragio dell'anima mia e mie Defonti:35/I quali Cappellani doveranno essere punti come i Canoneci stessi/ nelle mancanze delle Messe, e servitio del Choro in questa Catedrale,/ alla quale doveranno essere destinati. Convertendosi dette mancanze in benefitio della Chiesa. E quali Cappellani, debbano, ogni treanni essere/ rimossi, o di nuovo riformati come meglio parerà al Conseglio./ E non volendo, o non potendo i Padri Capuccini de sopranominati p. qualsivoglia/ impedimento. Allhora, et in quel caso ordino, che i Cappellani siano/ quattro da eleggersi, con i pesi, e modo, come sopra.
Accettando poi/ essi Padri Capuccini di venire essi, desidererei, che eleggessero il sito del/ Monte della Croce./
E perche le medesime mie figliole per essere di poca, e tenera età hanno di bisogno/ di Tutori e Curatori: nomino i SSig.ri Silvio Ciotti, Il Dotore/ Gregorio filoppi da Monte di novo, e Mattia Garulli da M.te Ru
biano/ con dichiaratione che morendo, maritandosi, overo monacandosi/ alcuna di dette mie figle i Parenti, Tutori, e Curatatori di quelle, ces/ sino
dalla cura, e tutela dell'altra che resta./
Che bene io confido, che tanto miei Heredi quanto i sudetti Sig.ri di sopra/ nominati Curatori, e Tutori, siano per mandare ad effetto puntualm.te/ tutto il disposto da me; tuttavia: supplico humilm.te e con ogni/ riverenza Monsig.r Ill.mo Vesc.o Codebò che per sua pietà si conpiac/ cia, prenderne esso l'essecutione nominandolo io in ogni, e/ singola parte di detto mio Testam.to Essecutore Testamentario/ Et in fede ho sottoscrit-
to di mia propria mano questo di 23 settembre 1649./
Andrea franceschini confermo et approvo quanto nelli presenti due fogli si contiene scritto de ordine meo./
Il medesimo Andrea franceschini mano propria.

Il testamento fu aperto il 28 settembre 1649: Andrea Franceschini, che aveva commissionato il dipinto, era morto soli 5 giorni dopo averlo stilato!

L'inventario dei beni di S. Agostino nel Prot. 1653 del Notaio Polidoro Galli

Nel 1652 il Convento di S. Agostino viene dunque soppresso per mancanza di rendite, a seguito delle prescrizioni contenute nella Bolla Instaurandae emanata da Innocenzo X (Giovanni Battista Pamphili, Papa dal 1644 al 1655).36
Conseguentemente, in data 24 aprile 1653 il Notaio Polidoro Galli stila l'Inventario dei beni di S. Agostino, rispettivamente del Convento e della Sacrestia, consegnati dal Padre Priore al Vicario Generale del Vescovo Mons. Girolamo Codebò:37

In Dei nomine Amen. A di 24 d'Aprile 1653/ Inventario delle robbe del Convento de Sant'/ Agostino di M. Alto, consignate dal Padre fra/ Giovanni Rossi, già Priore de detto Convento, con/ l'assistenza, et presenza del Padre m.ro Nicola/ Bosso da M. Elpare deputato dal Padre Provin/ ciale, a Monsig.r R.mo Vicario generale di Monsig.r/ Ill.mo Vescovo di M. Alto, rogato dal Sig.r Febbo/ Diofebbi Cancelliere Vescovile, et me Polidoro/ Galli notaio infrascritto.38

Chiesa, et Altare maggiore/
II Tabernacolo con la costodia d'argento tutta/ sopra il coperchio lavorata con il suo Padiglion/ cino/ Un Pallio di Broccatone con la francia rossa,/ et arme di Monsig.r Patriarca Biondi/. Tovaglie tré secondo il rito/ Candellieri quattro d'ottone/ Cosinetti doi, uno d'ormesino Rosso, et l'/ altro di raso rosso trinato de seta gialla/ La carta della gloria indorata/ Un Pallio di corame rotto/ La lampada di ottone/

L'Altare della Madonna con le sue tovaglie,/ et lampade d'ottone, l'altre robbe sono restate alla Compagnia/

Altare della beata Rita/
Doi candellieri d'ottone/ Una croce de legna/ Tovaglie secondo il rito/ Pallio di corame vecchio/

Altare di S.ta Monica/
Un Pallio de ciambellotto ondato con trancia gialla/ di color rosso/ Un altro Pallio de tela dipinto/ Doi candellieri de ottone/ La Croce col Crocifisso, et piede d'ottone/ La cornice intorno all'altare/ Tovaglie secondo il rito/ La lampada d'ottone/

Altare di S.ta Caterina/
Pallio di tela depinta/ Tovaglie secondo il rito/

Altare de San Gioseppe/
Pallio di Drappetto rosso, et uno de tela depinta/ Tovaglie secondo il rito/ doi candellieri di ferro all'antica/ Pulpito con Pallio di Drappetto verde con/ francia rossa con l'arme di Monsig.r Patriarca Biondi/

Una campanella vocino alla porta della Sacrestia/

II Convento tutto con il Campanile con tre Cam/ pane, una grande, et l'altra minore, et l'/ altra piccola/

Dechiarando detto Padre Priore, che se mai venesse/ qualche ordine contrario alla Bolla39 publi/ cata; et lettere della Congregatione de voler poter/ recuperare detto Convento, et robbe,/
Item consegna, et relassa tutte le terre con/ forme sono accatastate, et allibrate nelli/ Catasti di M. Alto, Patrignone, M. elparo, et/ Villa de... (nel testo)/ Item una casa dentro la Città di Montalto, in/ contrada del Cassero, presso davanti, et di dietro/ le strade pubbliche, et altri lati/ Censi/

Item d'Antonio Antonetti da M. Alto sorte
scudi 15
Item del Sig.r Luc'Antonio Abbate da Offida
180
Item d'Antonio Antonetti
90
Item de Gio: Battista de Giulio
40
Item de Natale di Bellozzo da Offida
100
Nicola et... (nel testo)
100
m. Gio: Antonio Giovannini Speziale
53
Sig.r Gregorio Filossi da Montedenove
100
Giacomo di Andrea da Patrignone
75
Item da Bartolomeo de PierAmico
50
Item de Tullio Antonini da Porchia
100
Sig.r Gio: Antonio Giovannini
90
Sig.r Carlo Cristini da Montedinove
150
Carlo Carlini da Castignano
100
m.ro Luca Angelucci da Patrignone
100
Item il detto m.ro Luca
50
Item Flaminio Lutij da Montefiore
200
(sommano 1693 scudi)

Li sopradetti Censi ultimi sono ceduti dall'/ heredi del Sig.r Andrea Franceschini40 per somma de scudi 200 (?) (correzione nel testo)

Giovanni Moro et fratello
scudi 50
Bartolomeo Guerrieri
42
Ariodante Carboni
(manca nel testo)


Dechiarando detto Padre Priore reservarsi d'attione/ di poter esigere li frutti de detti Censi decorsi sino/ al presente giorno./
Actum in territorio M. Alti in Conventu S.ti Augustini/ presentibus ibidem Jo francisco Vico de M. Alto, et m.ro Domenico Bonfinio de Patrignono testibus/

Polidorus Gallus not. rog.tus.

Questa prima parte dell'inventario è riferita ad arredi di notevole interesse, pertinenti alla Chiesa ed altare maggiore, e agli altri cinque altari presenti: quello della Madonna, della beata Rita, di S. Monica, di S. Caterina e di S. Giuseppe. L'Altare maggiore e quello di S. Giuseppe erano dotati entrambi di un Pallio con l'arma di Mons. Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme. Il Convento con il campanile e le tre campane, la casa nel vecchio incasato di Montalto (Cassero) e i vari censi completano la situazione patrimoniale che tuttavia, alla luce delle disposizioni contenute nella Bolla di Innocenzo X, non fu evidentemente ritenuta sufficiente per la sopravvivenza del Convento.
La colonna di sinistra dell'inventario riporta l'elenco dei materiali della Sacrestia:

Die decima maij 1653
Inventario de robbe della Sacrestia di/ Sant'Agostino consignate dal Padre/ fra Giovanni Rossi già Priore di d.o/ Convento coll'assistenza del molto/ R.do Padre m.ro Nicola Bossi da / M. elparo deputato dal Padre/ Provenciale, A Monsig.r R.mo Vicario/ generale di Monsig.r Ill.mo Vescovo di M. Alto/ rogato da me Polidoro Gallo, et dal Sig.r/ febbo Diofebbi Cancelliere Speciale del tenore seguente videlicet
Prima Calaci tré, uno d'Argento tutto/ con la sua patèna dato dalla b.m. del Sig.r/ Patriarca Biondi, doi con la coppa d'/ argento, piede di rame, et le sue patène./ Una Croce de lustri d'Argento all'antica/ Una pianeta, con due tonicelle di dama/ sco bianco con stole, et manipoli,/ dati dal sodetto Sig.r Patriarca/ Pianete date dall'istesso, una verde/ di canevetta di tela senza stola et/ manipolo foderata di Taffetà verde, una/ bianca di ormesino trinata d'oro, con/ le sue francie, con stola et manipolo,/ una pavonazza di tambellotto con/ manipolo, et stola, et una di tambel/ lotto ondato con s.e.m. 41 et un altra/ bigia con s.e.m., et una negra di/ cannevaccio di Napoli con s.e.m./ Item pianete quattro donate da/ Monsig.r Morelli de ciambellotto/ di colore, una verde, una pavo/ nazza, una bianca, et una rossa,/ tutte con l'arme del sodetto Monsig.re/ con s.e.m./ Item altre pianete tré dozzinale una/ bianca, una negra con s.e.m. et l'/ altra pavonazza senza s.e.m./ Pallij uno di mezza lana bianco/ trinato negro, uno di tela depinto/ rosso, uno pavonazzo con francie/ rosse di Tambellotto ondato./ Uno bianco figurato, et trinato de/ trina mischia nuovo dato da Mon/ sig.r Poli all'Altare della Beata/ Rita./ Un altro d'ormesino bianco trinato con/ trancia bianca, et rossa./ Uno di Damasco bianco trinato con france/ bianca, et rossa, uno di damsco bianco/ con fioroni verdi./ Camisci quattro usati, con tré amitti,42/ et un cordone/ Cotte quattro, due nove, et due usate;/ Benda di Croce usata rossa/ Padeglioni del Tabernacolo uno verde,/ un altro bianco, et l'altro pavonazzo/ due di taffatano, et l'altro di damasco/ Borse de Calice quattro, una rossa,/ raccamata, una verde, un altra/ rossa di damasco, et un altra di/ Broccatone./ Corporali sei/ Palle quattro/ Purificatori venti/ Copersori de Calici quindeci de varij/ colori/ fazzoletti d'Ampolline quattro,/ Messali tré, et un Messaletto da/ morti/ (una macchia d'inchiostro impedisce di leggere la parola seguente)/ Un Incensiero con navicella d'ottone/ Un piede di Croce con l'arme di Monsig.r/ Patriarca/ Una scattola da Ostie raccamata.

Questa seconda parte dell'inventario ci permette di conoscere il ricco assortimento di materiali ed oggetti per il culto presenti nella sacrestia; ancora una volta emerge la munificenza del Patriarca Mons. Fabio Biondi con la donazione di ben sette pianete, di cui una in tessuto damascato, un calice d'argento ed un sostegno per croce; quattro pianete erano state donate da Mons. Morelli e un Pallio figurato da Mons. Poli.

Copia dell'inventario del Venerabile Seminario di Montalto 1° Gennaio 1752. Descrizione della chiesa.43
La Chiesa di S. Agostino fuori di porta di sopra della Città di Montalto/ sotto la Parrochia di S. Pietro, verso la strada di Monte di Nove,/ non vi è Memoria quando, da chi, e come fosse stata edificata./ Però fino all'anno 1652 fu delli Frati Agostiniani; all'/ orche dalla S. M.44 d'Innocenzo X: con la Bolla Instaurandae/ fu soppresso il Convento, e da Monsignore Codebò a 17: Giù/ gno 1653: ne fu eretto il Seminario./ Sono in essa Chiesa una sola Nave,45 tre Altari, cioè Altare Maggiore/ verso tramontana coll'Immagine di Maria Vergine Adolorata, ornata/ di corona d'Argento, e l'Immagine di S. Agostino, e S. Filippo Neri.46/Vi è l'obligo di una Messa quotidiana per l'Anima del Cardinal/ Peretti, per cui dalla Comunità di Montalto nell'anno/ (testo mancante), furono assegnate al Seminario due Cappellanie colle sue en/ trate consistenti in Luoghi di Monti,47 e coll'obligo ancora/ di mantenere in Seminario due Alunni a
Nomina di detta/ Communità, e dalla S. M. di Benedetto XIII48 con bre
ve/ del 3 settembre 1727 fu dichiarato previlegiato per il/ suddetto Cardinal ogni giorni, e per tutti i Fedeli ogni Lunedì e/ Mercordi, come dall'Ottava de Morti./ Vi è ancora l'obligo di una Messa la Settimana, ed undici fra l'/ anno per Andrea Franceschini, così ridotte49 alli 28 Luglio/ 1729 da Mons. Accoramboni,50 che era Vescovo./ Si ritrovano slmilmente nell'istesso Altare eretti due Benefici,/ uno sotto il titolo della Madonna della Consolazione, il/ di cui beneficiato è D. Pietro Girini della Diocesi di Fermo,/ il quale deve celebrare una Messa l'Anno in giorno di/ sabbato, e li successori doveranno celebrare dette (Messe) sette l'anno./ L'altro sotto il titolo della Madonna del Pianto eretto ad/ (testo mancante), e lo stesso Cirini Rettore celebra una Messa/ l'anno, e i successori sette./ L'ornamenti dello stesso Altare sono:

Una Croce col Crocifisso, sei Candellieri e Tabbelle di Segrete/ di legno, parte indorate. Due altri Candellieri di legno/ color torchino: Quattro fiori di carta cerata con li suoi vasi: Un gradino sopra l'altare a tre scalini dipinto, col Tabernacolo colla chiave: Un legile:51 Una soprato/ vaglia di tela Torchina: tre Tovaglie di panno bian/ co larghe e lunghe proporzionate all'Altare. Un Pal/ liotto di Pelle indorato: la pradella52 con due gradini di/ legno. Il sopra Cielo di tela dipinto./ Laterali all'Altare vi sono due porte53 con le portiere di tela dipinta, e ferri.Sopra una, in cornu evangelij54 vi è la sta/ tua di S. Anna con il Bambino in braccio, ornata con un/ pannegiamento di Drappo giallo, e rosso. Sopra l'altra vi è/ la statua di S. Luigi col Crocifisso in mano./ Dalla parte destra vi è il quadro coli'immagine di S. Camillo da Lel/ lis55 è apposto per divozione di un cristiano nell'anno 1750:/ Dall'altra parte vi è il quadro di S. Chiara, ornato con la cornice di/ stucco./ Un cambanello fisso al Muro e due lumi di vetro laterali./ Nel sudetto Altare fino dalli nove dicembre 1747: si trova eretta la Compagnia/ della B.V. Addolorata./ L'Altare di S. Giuseppe verso mezzo giorno dicesi eretto dalla Casa Vici, ma senza dote per il Mantenimento, sebene vi sia l'obligo di una/ Messa la Settimana, e Messe sette nel giorno di S. Giuseppe, così/ ridotte a 28 Luglio 1729 da Mons.r Accoramboni,56 come dalla tabella./ Gl'ornamenti dello stesso Altare sono:/ Una croce, quattro Candellieri, e tabbelle segrete, colli vasi di quattro fiori/ di legno inargentato. Un gradino di legno, e uno di stucco: una sopra/ Tovaglia di tela Torchina, e tredi panno bianco: Un legile Un pal/ liotto di lama57 fiorato d'argento, ed un'altro di lanetta vechio./ La pradella, ed il Cielo, come l'altre./ Nello stesso Altare vi è eretta la Compagnia de Contadini, sotto l'invocazione/ di detto Santo l'Anno 1751./ In faccia al detto Altare vi è l'Altare della Madonna della Consolazione, detta della/ Centara, verso Oriente l'imagine antica col Bambino in braccia,/ ed ornati delle Corone d'Argento, e dipinta al Muro. Nell'anno/ 1751, per divozione, e colle elemosine de' Padrj oblatori, fu adornata/ con una Cornice indorata, e pittura fatta al Muro. Fu fatto il/ gradino, ed Altare di legno dipinti, con la pradella di Noce, poiché/ prima non vi era Altare, nè vi si celebrava, vi sono li seguenti orna/ menti, con la Tendina di seta bianca./ Una croce, sei candellieri, e sei vasi, con carte glorie indorate, e sei fiori di seta/ per le feste che si conservano sotto l'Altare, il tutto nuovo. Vi sono/ una croce di legno, quattro candellieri, e quattro vasi di argento/ velato, quattro fiori di carta incerata, le tabbelle di legno dipinte/ per ogni giorno. Una sopra tovaglia Torchina, e tre una col merletto/ di tela fina, e l'altre due di panno bianco./ In mezzo alla Chiesa vicino alla porta del corridore vi è l'orghesto con/ un'organetto dato dalla B.M. di Mons. Savini58 Vescovo di Montalto/ sotto il quale vi è il quadro della B. Rita da Cascia. In mezzo alla chiesa vi è un genuflessorio di legno. Da piedi vi stanno due Con/ fessionali e due banchi da genuflettere. Una scala larga, ed un/ vaso di pietra per l'acqua Santa. In tutta la Chiesa vi è la via/ Crucis di N.S. Gesù Cristo in carta con la cornice di legno negro./ Nella Segrestia dentro il credenzone: Una pianeta di lanetta di ogni colore. Un pianeta di cammellotto59/ bianco Due pianete di cammellotto rosso trinate di seta, ed un'altra/ di damasco vecchia./ Una pianeta di seta verde ed un'altra di cammellotto. Due pianete/ di cammellotto pavonazzo Una pianeta di lanetta negra./ Un calice di rame indorato colla patena d'argento, fatto nell'/ anno 1749 Un sopra calice di seta di diversi colori, e cinque di/ ogni colore di cammellotto usato Una borsa di seta, e quattro di/ lanetta di più colori vechie. Cinque corporali, un Missale/ vechio, ed un Missaletto per i Morti Due camisi di panno con/ Merletti usati Una cotta di panno bianco per servir le Messe/ Un palliotto di Damasco vecchio di color giallo per l'Altare/ maggiore. Un altro di color pavonazzo di cammellotto Un altro/ di cammellotto rosso, ed un altro vechio di color verde/ due palliot/ ti, uno bianco, e l'altro di Damasco negro per l'Altare di S. Giu/ seppe Un paio di coscini di Damasco pavonazzo, ed un covertino/ di lana di più colori per coprire il genuflessorio Quattro ammit/ ti Quaranta Purificatori Sette stergemani60 Sedici tovaglie/ di panno bianco proporzionate ad ogni Altare, oltre quelle, che/ vi esistono presentemente. Quattro cingoli di refe61 bianca Un osten/ sorio di ottone Un Tabernacolo di legno indorato per l'esposi/ zione del Santissimo Una cassa Un baulo vecchi per conservare i / Parati. / Nella torre vi sono trecampane, due grandi ed una piccola. In quella / grande batte l'orologio, che sta nel penultimo giro del campa/ nile, fatto di ferro, a spese del fu D. Carlo Terrani della Com/ munanza; Attorno la campana vi è l'iscrizione di Monsignore Luca/ Antonio Accoramboni Vescovo di Montalto nell'anno 1728: La seconda mezzana fatta nell'anno 1506, per l'antichità non può/ legersi l'iscrizione.
Nella terza più piccolina vi è l'iscrizione/ Ill.us Andreas Sylvester62 de Montealto, anno 1646.

Cappella Inferiore

Nell'anno 1752 per divozione, e senza alcuna spesa del seminario/ fu fatta la cappelletta nella seconda stanza vicino al lava/ mano coll'Immagine dell'Immacolata V. Maria, comice indorata,/ corona d'argento, e tendina di seta./ L'ornamenti della stessa sono: Due tele laterali dipinte, in una col quadro di S. Francesco di Sa/ les,63 e coll'altro di S. Vincenzo da Pauli64 di figura ovata./ Due gradini uno di Argento velato, e l'altro guarnito di pittura. Una/ Croce con Crocifisso, sei Candellieri, e sei vasi da fiori, e tabelle/ delle segrete indorate, con legile, e sei fiori di seta./ Un Palliotto di tela, con sopra Cielo, dipinti: Un altro palliotto/ di seta. Un calice con patena d'argento, e coppa indorata/ dentro e fuori, di peso onge dieci nove, e mezza, fatto nel/ mese di giugno 1749: Un Messale nuovo con li segnali rossi/ due camici uno nuovo, e l'altro vecchio; due ammitti: Un/ cingolo di seta rossa Una pianeta con sopra calice; e borsa/ nuova di diversi colori. Trecorporali: Due tovaglie di tela/ fina, e due altre di panno bianco. Una sopra tovaglia di color/ pavonazzo, sette banchi, ed un genuflessorio, una cotta di/ panno bianco per servir Messa: Un tondino di ottone con/ l'Ambolline: due lumini di vetro a cipolla. Un campanello/ di Metallo.

L'inventario prosegue con la Descrizione del Seminario a partire dalla elencazione delle Cose Mobili.
E da notare un particolare importante: nell'Indice dell'Inventario, alla pagina 78, è segnalata l'«Iscrizione di una lapide esistente in Sagrestia»; il testo riportato è proprio quello dell'epigrafe del 1650, riferita ad alcune delle volontà testamentarie di Andrea Franceschini, rinvenuta nel vano absidale nei primi anni '70, come già detto.


NOTE

1 A. Di STEFANO, Prossimi i lavori di restauro della Chiesa di S. Agostino, Settimanale "La Vedetta", Anno XXII, N. 7, Domenica, 17 febbraio 1974. Così iniziava, il testo di un articolo in cui Ambrogio Di Stefano dava la notizia dei lavori di restauro che avrebbero interessato, di lì a breve, il Monumento.
2 Pubblicata sul n. 10, anno VII, novembre 1990 del mensile "Cupra e la Val Menocchia".
3 A. DE ANGELIS, Sant'Agosti se lame!... (Sant'Agostino cade in rovina).
Ancor oggi Nino Pasqualini, montaltese, dedica alcuni elegiaci versi al Monastero di Sant'Agostino:
...
Come antica visione
parmi vedere, in dissolvenza,
muoversi i frati come sciame
in gran lavoro e tra
i rosei fuochi del Vespro,
un pastore dalla
folta barba
che a riguardar si ferma
la tua mole.
4 G. CROCETTI, Il Presidato Farfense (nella Marca di Ancona nei secoli XIII- XVI con sede a Santa Vittoria), S. Vittoria, 1993, p. 73.
5 cc. 29-29 v., 30-30 v.
6 Stadèra. Bilancia a bracci diseguali. Il corpo da pesare si appende all'esterno del braccio minore, mentre sul braccio maggiore, graduato, si fa scorrere un peso costante detto romano, fino al raggiungimento dell'equilibrio.
7 Sta per "cuoio".
8 Piccolo scrigno costruito in legno di cipresso.
9 Paonazzo, cioè di colore rossoviolaceo.
10 Cotta. Sopravveste bianca di tela di lino, con maniche larghe, spesso ornata di merletti, che i sacerdoti e i chierici portano sull'abito talare durante le funzioni.
11 Sta per: camice.
12 Vedi nota 42.
13 Bombacia è ancor oggi un termine dialettale usato a Montalto per indicare l'ovatta, quindi per «amitti di tela e bamace » deve evidentemente intendersi: di lino e filo di cotone.
14 II termine è riferibile verosimilmente a tovaglie dotate di celle ossia non a tessuto pieno, ma lavorate in modo da lasciare dei vuoti ordinatamente ripetuti a scopo decorativo.
15 A rete.
16 Bende.
17 Forconi, generalmente a due o tre punte, per lavori agricoli.
18 Quattro contenitori pieni d'olio.
19 Gigli.
20 Evidentemente una statuetta votiva rappresentante un frate, lavorata in argento.
21 Due collane di perle.
22 Ghirlande.
23 In un Manuale di Filotea che era solita leggere mia nonna, edito a Milano nel 1880, come anche nella Cappella dell'Addolorata in Cattedrale (terza laterale, entrando, dalla parte del Battistero), i sette dolori rappresentati sono non esattamente gli stessi: il quarto è l'incontro con Gesù che porta la croce, il quinto è la Crocefissione, il sesto la Pietà o deposizione di Gesù nel grembo della Madre.
24 ANM, Prot. Polidoro Galli, 1650, cc. 144v-146:
«Die 29 8bris 1650
Cum fuerit, et sit, quod Per Ill.ris... D. Andreas franci-/ schinus in suo ult.o, quod condidit testamentum in quo de-/ cessit,... sub rogito mei sub die 23 7mbris anni 1649/ prox. preteriti,... pro salute eius Anime fuerit infra-/ scriptum legatum... Io voglio et ordino...».
25 Nel novero delle antiche famiglie della nobiltà montaltese, quella dei Franceschini si estinse verosimilmente nella seconda metà del '600; Andrea, come risulterà dal suo testamento, ebbe due figlie: Orsola e Imperia Lucia. Cfr. B.G.
ZENOBI, Simbolica e forme del potere in antico regime, Urbino, 1988, p. 143 e il manoscritto di PIER SIMONE GALLI in ASCM, e. 88v.
26 A. CATTABIANI, Santi d'italia, Milano, 1993, pp. 372-375.
27 Ivi, pp. 40-44.
28 Le abbreviature, salvo quelle di immediata comprensione, sono sciolte secondo le indicazioni di A. CAPPELLI, Dizionario di Abbreviature latine ed italiane, Milano, Hoepli, 1987.
29 II carlino, moneta d'oro, fu fatto coniare nel 1278 a Napoli da Carlo 1 d'Angiò, e valeva 14 carlini d'argento: moneta quest'ultima imitata e diffusa largamente sino alla fine del secolo scorso.
30 Si tratta di una pittura ad affresco delle dimensioni di cm. 200 in altezza e cm. 134 in larghezza, incassata nel muro della facciata barocca della Chiesa di S. Nicolo, per uno spessore di circa 35 cm.; gli specchi laterali sono, parimenti, dipinti; in quello superiore è raffigurata una colomba. La Madonna è in adorazione del Bambino e in alto campeggia la scritta: QVEM GENVIT ADORAV1T. Il capo della Madonna è cinto da una corona metallica fissata al muro con due coppie di chiodi, lateralmente; alla base della corona, è scritto: FRANCISCUS E S1MONA CONIUGES DAMOROSIIS EX VOTO 1640. (Tutte le lettere N sono scritte alla rovescia). La data 1640 apre a nuove riflessioni per quanto riguarda il culto della Madonna di Reggio. Mons. Girolamo Codebò, 5° Vescovo di Montalto, resse la Diocesi dal 1645 al 1661; dunque la venerazione per la M. di Reggio era già presente a Montalto quando il Presule iniziò a propagarne il culto per l'intera Diocesi. Esistono attualmente altre tre analoghe immagini dipinte su tela: una presso il Seminario Vescovile, nell'attuale residenza del Vescovo Mons. Francesco Amadio; una presso l'omonima chiesa-santuario nella piazza inferiore di Patrignone; la terza presso il Museo Civico, dove la trasferimmo verso la fine degli anni '70, prelevandola dall'altare dell'antichissima chiesa di S. Lorenzo, in stato di semiabbandono, per salvarla da furti (attualmente in restauro).
31 La devozione all'Angelo Custode doveva essere molto sentita, se gli si era dedicato un altare. Nell'Archivio del Capitolo della Cattedrale di Montalto (ACCM), si ha notizia di tale Altare dal Registro delle "Visite ad limina" ab anno 1590 ad 1699. Alla e. 203, n. 14, è riportata la visita effettuata in data 4 marzo 1641 da Mons. Orazio Giustiniani, 4° Vescovo di Montalto dal 1640 al 1645: «... Deinde accessit ad Altare Angeli Custodis sic nuncupati pro/ pter societatem in eo erectam, sed primeno nomine S.te/ Marie de Parctu ad illud fuit translata obligatio, que erat/ in Altare S.ti Salvatoris demolito celebrandi Die Mercurij/ et Jovis quolibet hebdomada prò beneficio valoris scutos/ quatuor circiter, modernus beneficiatus est Rev. Dominus Jo.nes/ Mattheus».
32 Altra antica e prestigiosa famiglia di spicco nella presenza nobiliare montaltese. Cfr. B.G. ZENOBI, op. cit., p. 144.
33 Sta per "Comunità".
34 Per volontà, o decisione.
35 Defunti.
36 Cfr. F. PISTOLESI, Altodunensia, Montalto Marche, 1920, p. 41.
37 ANM, Prot. Polidoro Galli, 1653. cc. 32v-34.
38 Per maggior chiarezza di lettura, si trascrive l'inventario suddividendo i materiali secondo l'appartenenza ai vari altari.
39 La Bolla Instaurandae di Innocenze X.
40 Andrea Franceschini, che aveva ordinato agli eredi, di far dipingere il quadro della Madonna delle sette spade.
41 Stola e manipolo.
42 Altro paramento sacerdotale costituito da un quadrato di tela di lino con due nastri, che il sacerdote si passa al collo e sulle spalle, sotto il camice.
43 ACCM, Cartella 12, Montalto Venerabile Seminario, cc. 1-6.
44 "Santa Memoria Innocenze X". Giovan Battista Pamphili, nato a Roma nel 1574, era stato Papa dal 1644 al 1655.
45 Navata.
46 È la conferma definitiva della motivata e documentata ipotesi, già espressa, che il quadro ordinato dal Franceschini poco più di un secolo prima della stesura del presente Inventario, fosse sistemato proprio sull'altare maggiore della Chiesa di S. Agostino.
47 II riferimento è alla "Contrada Monti", toponimo tuttora esistente e riferito alla zona adiacente a S. Agostino.
48 Pierfrancesco Orsini, nato a Gravina di Puglia nel 1649, morto nel 1730.
49 Andrea Franceschini aveva ordinato, nel suo testamento, di celebrare tre Messe per settimana, ora ridotte a una soltanto, più altre undici fra l'anno: evidentemente i vari decenni trascorsi dalla data del testamento avevano determinato il non più completo rispetto delle volontà testamentarie.
50 Lucantonio Accoramboni, 8° Vescovo di Montalto dal 1711 al 1735, sistemò definitivamente il Seminario.
51 Sta per leggìo.
52Posto riservato all'Autorità civile e/o ecclesiastica.
53 Anche questa è una conferma di ciò che era visibile nella fotografia scattata nel 1965, a cui si è fatto già riferimento, particolarmente per quanto rimaneva dell'altare centrale e sue adiacenze.
54 Lato sinistro dell'altare da cui veniva annunciato il Vangelo prima della
riforma del rito della S. Messa. Oggi viene letto nel presbiterio.
55 Nativo di Bucchianico nella provincia abruzzese di Chieti, aveva fondato nel XVI secolo la Compagnia dei Ministri degli Infermi, denominati poi Camilliani.
56 Vedi anche la precedente nota 50.
57 Vigogna.
58 Pietro Bonaventura Savini, nobile di Camerino, 9° vescovo di Montalto dal 1735 al 1748.
59 Stoffa di lana mista a pelo di capra. Dicesi anche cambellotto.
60 Leggi asciugamani.
61 Filo di canapa o di lino, composto di due capi uniti e ritorti.
62 Cfr. BANDINO GIACOMO ZENOBI, op. cit., pag. 117. Andrea Silvestri appartiene ad una delle numerosissime famiglie aggregate alla nobiltà montaltese; Tesoriere della Provincia della Marca e di Urbino, sposò Ippolita Guarnieri nobile di Osimo. Un suo antenato, Silvestre, aveva sposato Francesca Peretti, zia di Sisto V.
63 Nato al castello di Sales in Savoia nel 1567, fu vescovo di Ginevra. Morì nel 1622.
64 Vincenzo de' Pàoli, sacerdote e missionario francese, (1581-1660). Fondò la Congregazione delle figlie della Carità.

 

IIInventario del Notaio Polidoro Galli (1653)





Montalto Marche, chiesa di Sant 'Agostino, 1965
(Interno, altare maggiore).









































































































Epigrafe della chiesa di S. Agostino (1650)




Madonna delle sette spade
(tela di anonimo del 1652)
Commissionata dal nobile montaltese
Andrea Franceschini
con testamento del 23 settembre 1649
per l'altare maggiore della chiesa annessa
al convento di S. Agostino























































































Particolare della clliesa di S. Nicolo.
Lo sportello protegge il dipinto della Madonna di Reggio.









La chiesa romanica di S. Agostino

AA.VV., Immagini della memoria storica, A. I, Op. cit., p.  134 AA.VV., Immagini della memoria storica, A. I, Op. cit., p.  139 AA.VV., Immagini della memoria storica, A. I, Op. cit., p.  149 Foto di Luigi Fedeli (Opera 4) In: Musei e Archivi di Montalto, Op. cit., p. 25