Castignano, di Luigina Lelli e Giuseppina Gabrielli

Sostenuto da un grande muraglione e dominato dalla torre della chiesa di S. Pietro, Castignano si adagia sui ripidi pendii di un colle, in una zona calanchifera formata da terreni argillosi dilavati ed erosi dalle acque piovane.
Chi arriva da Ascoli rimane stupito nel vedere la valle percorsa dal torrente Chifente che ha scavato una profonda ferita tra le colline ridenti del paesaggio piceno.
Il territorio, dominato dal Monte dell'Ascensione, l'antico Monte Nero, è aspro e riflette il carattere dei castignanesi, fiero e tenace, a volte forse, perlomeno a detta dei forestieri, un tantino pervicace o più precisamente "cocciuto".
I terremoti e le frane (l'ultima, ancora in movimento, ha dato origine ad un nuovo calanco), susseguendosi nel tempo, hanno conferito a Castignano l'attuale aspetto caratterizzato dall'alto dirupo fortificato nei primi anni del Novecento.
L'incasato è delimitato a Nord da una muraglia di mattoni dalla cui sommità si innalzano le abitazioni che in caso di attacco del nemico si trasformavano in veri e propri fortilizi. Per la sua posizione era considerato un castello praticamente imprendibile e più di una volta i Castignanesi hanno tenuto testa alla stessa Ascoli (da qui, probabilmente nasce il rapporto non proprio idilliaco tra Castignano e la sua frazione Ripaberarda, un tempo Castello soggetto alla giurisdizione ascolana).
Il centro storico, nonostante le trasformazioni subite durante i secoli, rivela ancora oggi la sua pianta medioevale e si presenta compatto e con le case addossate le une alle altre (opera dei maestri lombardi che giunsero a Castignano nel XIV e XV secolo).
Il Castello, circondato da mura di cui rimangono tracce nel lato a Sud Est, anticamente aveva due porte di accesso oggi scomparse, una a levante, detta Porta da Piedi, aperta nei pressi dell'attuale teatro e l'altra denominata Porta da Capo, nei pressi dell'attuale casa lanni.
L'impianto urbanistico ben si adatta alla conformazione del terreno in ascesa, organicamente inserito nel sistema delle strade a cerchi concentrici.
C'è un principale asse viario costituito dal tratto iniziale di via Roma, Piazza Umberto I e via Margherita, che una volta collegava le due porte ubicate ad Est e ad Ovest del castello, cui corrispondono altre strade, via Templari, via Petrocchi e via Piaggia quasi parallele ma tracciate su differenti livelli e raccordate da numerosi vicoli e vie.
Dalla forma del reticolo viario si deduce che le strade proseguissero anche nella parte ora distrutta dalle frane e dai vari terremoti.
Alla rete viaria di superficie corrisponde un fitto reticolo di cunicoli sotterranei che collegavano le varie cisterne e i pozzi che davano acqua anche durante gli assedi.
Il cunicolo probabilmente più lungo, interamente esplorabile fino a qualche anno fa, congiungeva una grande cisterna posta all'altezza del teatro con la Fonte Vecchia collocata sotto i resti del torrione ancora visibili lungo le mura a Nord mentre un'altra diramazione si spingeva fino a S. Pietro e al Convento delle Clarisse, oggi adibito a sede del municipio (attualmente in restauro).
Il paese è dominato dal campanile della chiesa di San Pietro e, dalla piazza antistante, è possibile ammirare, ai lati del Monte dell'Ascensione, le valli del Tesino e del Tronto e le catene dei Monti Sibillini e della Laga e, più a Sud, i Monti Gemelli e la catena del Gran Sasso.
Nella chiesa romanica di San Pietro, fino agli anni 50 circondata da un porticato le cui tracce rimangono in parte su alcuni edifìci circostanti, sono conservati, oltre al quadro raffigurante i Santi Pietro e Paolo con il paese sullo sfondo, alcuni affreschi raffiguranti S. Rocco, S. Amico, S. Cristoforo e la Madonna in trono. La grande novità è però rappresenta ta dall' affresco del Giudizio Universale, attribuito al Maestro di Campli, riportato alla luce qualche anno fa e solo recentemente restaurato. Pregevoli affreschi sono anche alla base della torre campanaria e nella cripta. Sono comunque da segnalare i singolari graffiti che sono stati incisi negli affreschi: oltre alle colombe nei dipinti della navata di sinistra, alla base del Giudizio sono incise le date di alcune eclissi solari e lunari, date confermate dagli astronomi.
All'interno della chiesa è attualmente collocato il Museo Diocesano che espone, tra gli arredi sacri, anche il pregevole reliquiario, opera del XV secolo attribuita alla Scuola del Vannini.
Nella cripta, purtroppo malamente restaurata, sono visibili alcuni affreschi in parte attribuiti alla scuola del Crivelli e al Pagani; qui è esposta alla pietà dei fedeli la Madonna Addolorata, patrona di Castignano, statua policroma di arte nordica del secolo quindicesimo.
Scendendo da Via Roma verso piazza Umberto I, facendo attenzione a non incrociare il fantasma di Sora Pia, sulla destra in una piccola piazza, è stata recentemente riportata alla luce una fonte che anticamente i Castignanesi utilizzavano per approvvigionarsi di acqua (e, più recentemente, come frigorifero naturale).
Il paese, infatti è ricco di sorgenti e pozzi: uno di questi era ubicato in piazza S. Pietro mentre altri erano inseriti direttamente all'interno delle case (vedi Casa Corradetti che conserva ancora una neviera, grotte sotto l'edificio che ospitava lo stabilimento nel quale si allevavano i bachi da seta che venivano riempite di neve che veniva poi utilizzata per mantenere una temperatura tale da evitare la schiusa dei bachi).
Attraversata la piazza, si percorre Via Margherita fino ad arrivare a Piazza Marconi ove anticamente sorgeva la Chiesa di San Giovanni Battista cui era annesso il complesso del monastero delle Clarisse ed è attualmente utilizzato come sede del Municipio; nel chiostro sopravvive l'unico castagno, simbolo del Comune il cui motto è "frangar non flectar": mi spezzo, ma non mi piego.
Nella stessa piazza è ancora funzionante la caratteristica osteria di Mena, testimone del tempo in cui il centro di Castignano era ancora densamente abitato.
Proseguendo nella stessa direzione si possono ammirare diversi palazzi di notevole interesse fino ad arrivare alla chiesa di S. Maria del Borgo la cui costruzione viene fatta risalire all'Ordine dei Templari e alla quale era annesso l'antico ospedale, una piccola costruzione che è ancora visibile. L'ubicazione della chiesa, vicino alle mura e vicino all'ospedale confermerebbe l'origine templare della chiesa, insieme alle formelle in terracotta collocate sui portali (è ancora visibile una formella recante secondo alcuni il simbolo templare del Tau, secondo altri una croce a due braccia).
Qui è visibile anche l'antico simbolo di Castignano con i tre colli.
Uno strettissimo vicolo collega la Chiesa con Via Templari, l'antico "Cursure" parallelo a via Margherita, forse il più esterno dei sette cerchi concentrici di vie sulle quali era costruito il paese prima che si verificassero le frane che hanno conferito l'attuale caratteristico aspetto a Castignano.
Da Via Margherita è possibile riprendere Via Petrocchi e di qui la ripida Via Piagge che conduce a Piazza S. Pietro costeggiando il muretto posto a protezione delle "Coste".
Proseguendo, invece, sino alla fine della via si incontrano le cinquecentesche Casa Borrini (di pregevole fattezza rinascimentale che conserva nell'architrave il versetto "Vanitas vanitatum et omnia vanitas") e Casa lanni dalla quale, attraversando un sottopassaggio ad arco, è possibile accedere a Via Templari che conserva l'antico aspetto medioevale con le case alte e strette ed addossate le une alle altre, a volte collegate da camminamenti che attraversano la strada, ed una graziosa fontana in travertino.
Percorrendo Via Templari, scendendo a sinistra sulle scalette che portano fuori dalle mura si percorre per un breve tratto la Strada Provinciale su cui si affacciano le antiche case con i loro orti e giardini pensili.
Costeggiando i giardinetti si compie il giro del paese e si torna verso la rampa di accesso, dove era situata l'antica Porta da Piedi.
Qui è collocata una riproduzione della Stele di Castignano, cippo in arenaria con iscrizione in lingua picena, attualmente custodita nel museo archeologico di Ascoli Piceno insieme ad altri reperti dell'età del ferro e di epoche picena e romana.
Di fronte troviamo la seicentesca Chiesa di S. Egidio, l'unica abitualmente aperta al culto, nella quale è possibile ammirare la tela di Simone De Magistris raffigurante la Madonna del Rosario, l'Annunciazione del Ghezzi e la Crocifissione del Mola.
Adiacente al barocco Palazzo Recchi, le cui finestre sono decorate da mascheroni in cotto, era stata eretta, per lo scampato pericolo dai terremoti, la Chiesa dedicata alla Madonna di Loreto, detta anche dei Canonici, oggi scomparsa come il Convento dei Frati Minori Conventuali chiuso in epoca napoleonica, adiacente alla Chiesa di S. Egidio.
Un altro Convento francescano sorgeva in località Castiglioni, appartenente ancora oggi alla Diocesi di Ascoli Piceno, nei pressi della Chiesa di S. Francesco al Gallo, fondata dallo stesso S. Francesco e conosciuta anche nei paesi vicini perché in una pietra era impressa l'impronta del braccio del Santo stesso e per la fonte miracolosa frequentata da numerosi pellegrini.
Importante era anche l'antico Convento di S. Martino, sito nella omonima contrada, purtroppo in precarie condizioni come l'altra Chiesa rurale di San Serafino, a Colle Arena.
Oltre a queste appena citate si trovano nel Comune di Castignano le chiese rurali di S. Filippo in contrada Pilette, le chiese di S. Venanzo, della Pittura, del Crocifìsso e di S. Maria della Valle nelle omonime contrade, la chiesa dedicata alla Madonna di Loreto in contrada Rufìano.
Sempre in territorio castignanese, ma appartenente alla Diocesi di Ascoli Piceno, in contrada Castiglioni è situato il Santuario di S. Bernardino.

Ripaberarda

Appartenente al Comune di Castignano è la frazione di Ripaberarda, la quale ha subito l'erosione del suo territorio ad opera del torrente Macchia e nel 1510 tre quarti del Castello sono franati verso ovest.
Ripaberarda conserva all'interno delle mura il campanile risalente al secolo XVI (impreziosito da maioliche colorate) attribuito al maestro Antonio da Lodi e un tempo annesso alla Chiesa di S. Egidio che sorgeva nel piano di fronte al Palazzo Comunale.
L'attuale chiesa di S. Egidio era anticamente dedicata a Santa Maria e fu costruita nei pressi della fonte Troiana o Fontriana la quale ricorda il secondo nome "La Troja" con cui è conosciuta Ripaberarda, che era un tempo Comune soggetto al controllo Ascolano, poi aggregato nel 1865 al territorio di Castignano. Nella chiesa di S. Egidio è conservata una croce astile del secolo XV sostenuta da un piede di reliquiario risalente al secolo XVI.
Sono da segnalare i nomi delle vie del Castello che ricordano i personaggi omerici della guerra di Troia e i ruderi di una tipica abitazione costruita con argilla e paglia in contrada S. Angelo.


BIBLIOGRAFIA

PIER CAMILLO CARLINI DE CAKOLIS, Memorie istoriche di Castignano, ristampa anastatica, stampa Grafiche Cesari, Ascoli Piceno.
SECONDO BALENA, ANTONIO RODILOSSI, Castignano: storia - cultura - tradizioni, II Segno Editrice, Verona, 1984.
GUERRIERO CAROSI, La molto magnifica comunità di Castignano, Il Segno Editrice, Verona, 1984.
Ripa Berarda Castelli, Atti del Convegno Dal 10/12/1865 indietro nel tempo: uno sguardo nella nostra storia, Ripaberarda 10/12/1995. Giannino e Giuseppe Gagliardi editori, Ascoli Piceno 1996.
NARCISO GALIÈ, GABRIELE VECCHIONI, Il monte dell'Ascensione, Società Editrice Ricerche, Folignano, 1999.
Castignano, in Guida alle aree interne del Piceno, Gianni Maroni Editore, Ripatransone, 1990.
Castignano, in Guida della Provincia di Ascoli Piceno, edizioni Menabò, Ortona,
1999.
CLARICE INNOCENTI, Il reliquario della Santa Croce di Castignano. Il restauro, Edifir edizioni, Firenze, 1999.
Immagini della memoria storica, Atti del Convegno, città di Montalto Marche, Archivio biblioteca centro studi Sisto V,
Acquaviva Picena, 2000.

Da «Archeopiceno»:

ARMANDO D'ANGELI, Templaria a Castignano, n. O, 1992.
VINCENZO CATANI, Un letto per la Repubblica Romana, n. 1, 1993.
ARCHEOCLUB Di CASTIGNANO, Fonte Vecchia, n. 1,1993.
ORIETTA GIANTOMASSI, Li moccule, n. 2, 1993.
ARMANDO D'ANGELI, Li crocchie, n. 2, 1993.
LUIGINA LELLI, La stele di Castignano, n. 3, 1993.
ANDREA VIRGILI e RENATO CACCIAMANI, Operazione Conoscenza, n. 4-5, 1994.
VINCENZO CATANI, La chiesetta di S. Francesco in Castiglioni: poche pietre che ricordano il passaggio del Santo a Castignano, n. 6, 1994.
ARCHEOCLUB DI CASTIGNANO, L'arte culinaria di Erminia Romponi di Ascoli Piceno, n. 8-9, 1995.
ARCHEOCLUB DI CASTIGNANO, Così si mangiava a Castignano e dintorni - ricettario di cucina popolare, n. 8-9, 1995.
Per informazioni sul "Giudizio Universale": www.parrocchie.org/Castignano/sanpietro

 


Comune di Castignano
Frangar non flectar



Castignano
Vista da Sud con arcate di protezione



Castignano
Panorama con calanchi


Castignano
Chiesa di S. Maria del Borgo



Castignano, Chiesa di S. Pietro
Reliquiario



Croce astile



Particolare del Giudizio Universale



Particolare del Giudizio Universale



Chiesa S. Maria del Borgo
Madonna di S. Luca
(attribuito a Bonocore da Campli)



Ripaberarda
Panorama



Castignano
Chiesa di S. Pietro


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In: Archeopiceno, op. cit.,  p. 17 In: Archeopiceno, op. cit.,  p. 17 In: Archeopiceno, op. cit.,  p. 19 In: Archeopiceno, op. cit.,  p. 19 In: Archeopiceno, op. cit.,  p. 19 In: Archeopiceno, op. cit.,  p. 19 In: Archeopiceno, op. cit.,  p. 19 In: Archeopiceno, op. cit.,  p. 19