Le stelle cadono d'estate - Diario di Guerra. Appunti di Giuseppe Vecchiarelli ordinati e trascritti da Franco Emidi
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8 settembre 1943 - 8 settembre 2003*

L’8 settembre del 1943 gli italiani si ritrovarono soli, ciascuno di fronte alla propria coscienza... Quella data non fu la morte della Patria, perché allora la Patria si rigenerò in quanto gli italiani seppero sentirsi Nazione...

(Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della Repubblica Italiana)

Giuseppe Vecchiarelli nasce a Porchia di Montalto Marche, in provincia di Ascoli Piceno, il 31 dicembre 1924. All’avvento del fascismo, nel 1922, ha quasi due anni. Vive la fanciullezza da piccolo ribelle verso le regole dell’educazione fascista; emerge presto in lui uno spirito libero non disposto a subire imposizioni o soprusi. Così la sua preadolescenza è segnata da frequenti punizioni a motivo della sua insofferenza. Rispetta suo padre - che ha partecipato alla marcia su Roma - ma non ne condivide gli atteggiamenti.

La parte centrale e più importante del Diario riguarda un periodo ristretto di tempo, pochi mesi, cruciali per quello che sarà l’evolversi della situazione politico-militare d’Italia: dall’8 settembre 1943, data in cui Badoglio rende pubblico l’armistizio con gli Alleati, al 19 giugno 1944, giorno della liberazione. In poco più di nove mesi, quando nelle contrade e città italiane prende forma l’organizzazione di forze contrarie al fascismo repubblicano e si fa sempre più cruento lo scontro con l’ex alleato tedesco che urge ora ricacciare al di là delle Alpi, Giuseppe Vecchiarelli è coinvolto in situazioni così singolari che il riferirne in un Diario apre di fronte al lettore pagine di avvincenti dettagli. Essi, pur sfuggendo generalmente alla narrazione della grande storia, concorrono tuttavia a costituirne la trama, consentendo una lettura circostanziata di fatti e avvenimenti.

Il protagonista gestisce radio trasmittenti clandestine in codice, invano ricercate dagli ufficiali tedeschi del presidio di Montalto, con le quali coordina il trasferimento oltre il fronte - al di là della linea Gustav - di militari alleati fuggiti dai vicini campi di prigionia e stabilisce contatti per far paracadutare materiali, viveri, rifornimenti. L’esperienza vissuta a volte appare improntata ad un coraggio quasi avventato che minimizza rischi e pericoli; ma la mente è sempre lucida e i riflessi pronti.

Egli vive pertanto una sua particolare guerra condotta sempre in perenne equilibrio tra rischio personale e un comportamento che può sembrare spregiudicato ma che - in fondo - rivela una non comune fermezza d’animo. Quando viene ripetutamente interrogato presso il comando tedesco, sa trovare in brevissimi attimi di tempo risorse e argomentazioni con le quali riuscirà sempre a trarsi d’impaccio. Dalla narrazione emerge come gli stessi ufficiali tedeschi siano in un certo senso quasi ‘affascinati’ dalla sicurezza e dal coraggio manifestati da Giuseppe; essi lo minacciano, arrivano a ferirlo con diversi colpi di arma da fuoco, ma - tutto sommato - lo rispettano. E la prova la si ha nel giorno in cui i tedeschi lasciano Montalto per ritirarsi verso il nord: il tenente Rommel, l’ufficiale comandante del Presidio, abbraccia ‘amichevolmente’ Giuseppe nel salutarlo!
Giuseppe Vecchiarelli sente vivo il calore di un’ amicizia e sa esorcizzare la paura, quando occorre. Non è vendicativo; ama far del bene ed è anche capace di gesti generosi, come nell’incontro con il partigiano Sandro Pertini, futuro Presidente della Repubblica Italiana.

La seconda parte del Diario riguarda i ricordi: processi subiti dai quali uscirà sempre assolto, il pericolosissimo divertimento consistente nel far esplodere ordigni bellici lasciati dai tedeschi, il mercato nero.

Nella terza parte (il dopoguerra) riemerge il commovente tema della grande amicizia con Mario, fucilato insieme a tre prigionieri inglesi; si riferisce di un occasionale contatto epistolare con l’ex generale Eisenhower, diventato Presidente degli Stati Uniti d’America; infine, l’incontro nella residenza romana con il Presidente della Repubblica Sandro Pertini.

*****

Ho lavorato al manoscritto per tutto l’autunno 2002 e l’inverno e primavera 2003. Si è trattato di mettere ‘ordine’ all’insieme di ricordi che a volte si presentavano con sovrapposizioni, altre con spostamenti di date e periodi, altre ancora con una chiarezza non sempre immediata. Ho cercato di dare brevi riferimenti in nota agli avvenimenti di maggior rilievo, in modo da poter collocare esattamente, nel tempo, ogni episodio della narrazione. Ho ritenuto utile suddividere il tutto in tre parti costituite rispettivamente di 37-5-9 brevi capitoli, per un totale di 51, onde circoscrivere ogni argomento in un ambito definito che ne agevoli la lettura.
Un’ultima cosa va detta: ordinare, rendere fruibile, trascrivere in definitiva il Diario scritto da un’altra persona che io ho conosciuto solo dagli appunti letti, può presentare un rischio: quello che gli umori, le sensazioni, le paure, le riflessioni di chi lo ha stilato - volta per volta - in un certo arco di tempo, possano essere ‘interpretati’ e risultare così non del tutto corrispondenti alle intenzioni dell’autore. Ebbene, riga dopo riga ho cercato di rispettarne il più fedelmente possibile il pensiero e gli stati d’animo, guardandomi dall’aggiungere, togliere o modificare qualcosa. Ne emerge un quadro fresco e molto vivo che riflette in maniera inequivocabile l’incontro-scontro di due modi opposti di intendere la vita: quello fatto di libertà di pensiero, di azione, di quanto occorre insomma ad un uomo per essere tale e quello rigidamente organizzato negli schemi dell’educazione e della propaganda nazi-fascista.

Ringrazio infine il sig. Giuseppe Vecchiarelli per avermi dato l’opportunità di avvicinarmi in modo tanto originale ad un preciso, breve periodo storico, quello in cui nascevo; ora mi riesce più facile capire quanto ho sentito più volte raccontare di quei tempi, le difficoltà incontrate dalle famiglie, le ansie, le lacerazioni delle coscienze...

Su tutto, però, sembra stendersi la mano provvidenziale di Dio che conforta, induce al perdono e dispone l‘ animo ad una ritrovata serenità.

Montalto, maggio 2003 Franco Emidi

*Nota bibliografica

Molto è stato scritto sui nove mesi certamente i più drammatici della recente storia italiana. La testimonianza che qui viene presentata trova così eco in quanto è stato narrato da altri protagonisti o raccolto da giornalisti e studiosi. Alcuni titoli di riferimento possono essere, oltre a

Roma sotto il terrore nazi-fascista,I edito il 9 settembre 1944, appena tre mesi dopo la liberazione della Capitale, una raccolta di testimonianze dirette sul periodo 8 settembre 1943 - 4 giugno 1944,

anche i seguenti altri che riguardano più da vicino il nostro tenitorio:

Guerriglia sull'Appennino,II che tratta della Resistenza nelle Marche;

L’eccidio di Pietransieri,III riferito alla eliminazione, da parte dei nazisti, di 118 abitanti, dei quali 60 uccisi attorno ad una quercia da una forte carica di esplosivo, nel bosco di Limmari, il 21 novembre 1943;

Bandenkrieg nel Piceno,IV storia di nove mesi di occupazione nazista e della Resistenza picena;

E si divisero il pane che non c’era,v (con una nota del Presidente C.A.Ciampi), che riporta i gesti di solidarietà della gente d’Abruzzo verso i prigionieri alleati fuggiti dai campi di concentramento, in particolare quello n. 78, a Fonte d’Amore vicino Sulmona;

Vita montaltese,VI con riferimenti a fatti locali accaduti nel periodo considerato;

La comunità di Petritoli nella prima metà del Novecento,VII in cui 16 paragrafi sono dedicati al periodo 25 luglio ‘43, giugno ‘44;

Antigone nella valle del Tenna,VIII per i Quaderni del Consiglio Regionale delle Marche (CRM), in cui è descritta l’accoglienza dei prigionieri alleati e degli ebrei in fuga dopo l’8 settembre 1943 nella valle del Tenna, come forma di disubbidienza civile al nazifascismo.

Ed inoltre:

1943 e dintorni, in cui è tracciato un ampio quadro degli avvvenimenti, attraverso interviste a personaggi italiani e stranieri che vissero quei tempi come il colonnello delle SS Eugenio Dollman o il generale Karl Wolff braccio destro di Himmler, Giulio Andreotti o Giovanni Pesce medaglia d’oro della Resistenza, John Eisenhower figlio del generale Dwight David poi Presidente U.S.A., il prof. Gerlach autore di un libro sulla disfatta tedesca di Stalingrado...

NOTE AL TESTO

I ARMANDO TROISIO, Francesco Mondino Edit., Roma 1944.
II GIUSEPPE MARI, Argalia Edit., Urbino 1963.
III RENATO CANIGLIA, Japadre Edit., L’Aquila 1972.
IV SECONDO BALENA, D’Auria Edit., Ascoli Piceno 1985.
V Ricerca interdisciplinare a cura di AA.Vv., in collaborazione con gli STUDENTI del Liceo Scientifico Statale “E. Fermi” di Sulmona, Tip. Labor, Sulmona 1995.
VI AMBROGIO Dì STEFANO, Helios Edit., Ripatransone 1998.
VII GIUSEPPE COLASANTI, Andrea Livi Edit. Fermo, Fast Edit 2002.
VIII FILIPPO JERANÒ, Centro Stampa Quaderni del CRM, Ancona 2002.
ENZO BIAGI, Mondadori, Milano 1983.

 



1943. Giuseppe Vecchiarelli, sullo sfondo Montalto (foto scattata da Padre Stefano)

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